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COMUNE DI GORDONAProvincia di Sondrio |
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C.F.: 00115780140 Piazza S.Martino n. 1 - 23020 Gordona (SO) Tel. 0343 42321 -
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e-mail:
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ASPETTI STORICI Molti sono
i tentativi di spiegazione etimologica del nome Gordona: se alcuni pensano ad una possibile derivazione dal
celtico Gur-dun (acuto monte),
altre ipotesi rimandano a Curtona
(grande corte feudale), o ancora a Gurdus
(cioè copioso, con allusione all'acqua), se non anche al nome personale Gordus. La
difficoltà di spiegazione è di per sé stessa indice di antichità del nome. Il
territorio del borgo era già un punto strategico in epoca antica. Dopo la
conquista romana dei territori alpini, era infatti nei pressi di Gordona che
passava l'importante via, detta Francisca,
che, dopo aver risalito il Lario, si biforcava verso il passo Spluga ed i
passi Julier e Septimer, gioghi attraverso i quali la pianura Padana si
collegava alle regioni alpine germaniche. Dopo la
caduta dell'Impero romano, il territorio dell'Italia settentrionale è stato
interessato dalle invasioni barbariche delle popolazioni germaniche (i
longobardi), che disposero i loro insediamenti nei punti vitali per il
controllo delle vie di comunicazione, ma non si preoccuparono mai di una effettiva
colonizzazione della montagna. Con
l'Impero carolingio di Carlo Magno si accentuò la diffusione del
cristianesimo (che arrivò in Valchiavenna alcuni secoli prima del mille):
nacque una nuova forma di organizzazione ecclesiastica, la pieve, o
parrocchia, cioè la comunità dei battezzati ad uno stesso fonte battesimale.
La pieve aveva il suo centro nella chiesa dove venivano celebrati i
battesimi, e dove il popolo si riuniva per la celebrazione delle liturgie
festive. Qui
risiedevano e facevano vita comune il sacerdote ed i chierici che lo
aiutavano nell'evangelizzazione della popolazione. Ad ogni pieve faceva capo
un territorio molto esteso: divennero, oltre che centri religiosi e di culto,
vere e proprie circoscrizioni civili, munite di torri e castelli. Le pievi
facevano parte della diocesi di Como. In questo
periodo dovette essere edificata la torre di Segname, nei pressi di Gordona,
torre che con la sua posizione strategica aveva soprattutto il compito di
vedetta e segnalazione. Il primo
cenno di Gordona si ha nel 1195/1197 in un'investitura di beni feudali
concessa dal vescovo di Como Ardizzone ai nobili De Piro, che ricevettero
diritti legati a beni e sfruttamento acque da Mezzola fino a Pizzo e a
Gordona. Ancora nel 1205 il vescovo aveva diritti di decima sui mosti di
Coloredo e sul vino, castagne, animali e biade a Chiavenna e dal torrente
Liro alla Boggia. A Coloredo
di Gordona il vescovo aveva anche una residenza, come dice un documento del
1265, secondo il quale le decime vennero versate direttamente al vescovo "quando fuit Colloredo" ,
mentre anni dopo era un suo gastaldo che le riceveva a suo nome. Il 22
settembre 1319 viene nominata per la prima volta la chiesa di Gordona: già a
quell'epoca era attiva una comunità cristiana presso il "bel S. Martino". Inizialmente
la chiesa di S. Martino faceva parte della pieve di Samolaco, e
successivamente nel '500, dopo la scomparsa di quest'ultima, venne assorbita
da quella di S. Lorenzo a Chiavenna Nel 1335,
sebbene il Comune di Gordona appare ormai costituito, pur sempre nell'orbita
della vicina Chiavenna, proseguono le investiture feudali di beni posti sul
suo territorio: così, il 21 settembre di quell'anno, il vescovo investiva i
fratelli Brocchi di 1 pezze di terra a Samolaco e a Gordona. Nel 1340 il vescovo
comasco Beltramino Parravicini investiva di un suo feudo lo stesso Comune di
Gordona che, in cambio, si impegnava a professare al vescovo dovere di
vassallaggio e a fornirgli in caso di bisogno 24 uomini armati. Nel
decennio successivo Gordona diviene addirittura un importante punto
strategico dell'apparato difensivo vescovile quando, su ordine del vescovo
Bonifacio da Modena, al di sopra del borgo, sul colle di Santa Caterina viene
fatto costruire l'omonimo castello, che, vista la sua posizione strategica,
permetteva al vescovo il controllo sull'area circostante: Bonifacio voleva
controllare soprattutto le strategie del vescovo di Coira, il quale, come
lui, era conte feudatario di una delle Tre Leghe, la Caddea di Coira, che fra
Tre e Quattrocento costituì con le altre due (la Grigia e quella delle Dieci
Giurisdizioni), la Repubblica dei Grigioni. Se per
quanto riguarda l'aspetto spirituale e religioso i rapporti erano di intesa e
collaborazione, non fu così per le faccende politiche, per cui un castello in
quella posizione era particolarmente utile. Parzialmente
ricostruito dopo un incendio forse scoppiato nel 1525, fu ripristinato negli
ultimi due decenni del Cinquecento, e fu reso inservibile durante le guerre
del terzo decennio del Seicento. Nel 1867
si scorgevano ancora i ruderi, che furono successivamente distrutti per
permettere l'uso agricolo della zona. Oggi, del
complesso di S. Caterina sopravvive solo la chiesetta, restaurata nel 1974,
sulla cui facciata una lapide trecentesca in marmo bianco di Musso testimonia
l'opera del vescovo Bonifacio da Modena. Non si può
escludere che pure sulla collina di S. Caterina esistesse un castello o una
torre anche prima della metà del XIV secolo. Infatti Beltramino Parravicini,
predecessore di Bonifacio da Modena sulla cattedra di Como, nel 1340
investiva di un suo feudo il comune di Gordona, che in cambio si impegnava a
professargli dovere di vassallaggio ed a fornirgli, in caso di bisogno, 24
uomini armati, probabilmente nel castello che il suo successore intitolerà a
S. Caterina. Gordona,
come tutta la Valchiavenna, nel 1335 era diventata parte dello stato
signorile dei Visconti di Milano, entità che nel 1402 riceverà una più
precisa organizzazione statuale diventando ducato di Milano. Nel 1512,
con la crisi dello stato milanese, i vicini Grigioni, valicando i passi
alpini, occuparono la Valtellina e la Valchiavenna; tre anni dopo le due
vallate verranno definitivamente attribuite come loro baliaggi. Anche Gordona
quindi, come parte del Contado di Chiavenna, si troverà ad essere soggetta
alle Tre Leghe, situazione che all'epoca era detta di sudditanza
privilegiata, perché al Contado di Chiavenna erano concessi ampi privilegi di
autonomia amministrativa, ed i comuni locali potevano governarsi
autonomamente con propri statuti. In questo
periodo il comune di Gordona si trova ad essere uno dei cinque comuni
esteriori di Chiavenna, e a detta del cronista Guler von Weineck era
"uno dei villaggi più grossi della Contea". Sempre
secondo il cronista era qui attiva una rinomata cava e con la sua pietra si
realizzavano tegole vendute poi a Chiavenna e nei paesi vicini. L'abitato
di Gordona come si presenta oggi, può essere fatto risalire ad epoca
postmedioevale, tra il '500 ed il '600, in concomitanza con il dominio grigione,
cui la Valchiavenna fu soggetta dal 1512 al 1797, con un intervallo di un
ventennio nella prima metà del '600. La
comunità di Gordona era ripartita in quattro squadre, ed ognuna di queste si
divideva in due quartieri: la prima squadra con i quartieri di Coloredo e
Monti di Menarola, la seconda con i quartieri di Cimavilla e Gasparoni, la
terza con i quartieri di Ponte e Pendoglia, la quarta con i quartieri di
Piazzoli e Scogli. Nel 1755, il quartiere di Monti di Menarola si stacca dal
restante della comunità, costituendo un comune autonomo; l'anno successivo, i
quartieri di Piazzoli e di Scogli si unificano nell'unico quartiere chiamato
della Chiesa o di Fondo. Dal 1756 pertanto, le quattro squadre originarie di
Gordona risultano essere costituite dai sei quartieri citati. Questa
articolazione della comunità in squadre e quartieri non esprimeva una
semplice suddivisione geografica, ma rispondeva altresì ad una precisa
peculiarità del comune di Gordona, dove i singoli quartieri corrispondevano
ad altrettante piccole comunità, ciascuna con il proprio consigliere, i
propri sindicati, il proprio estimo. I
quartieri erano poi suddivisi ulteriormente in liste, a seconda dei nuclei
abitativi e della loro collocazione geografica all'interno del quartiere. La comunità
era governata dal suo console coadiuvato da un consiglio che, eletto da tutti
i capi famiglia, rimaneva in carica un anno. Il
consiglio era formato da otto consiglieri, poi ridotti a sei, ciascuno eletto
in rappresentanza del rispettivo quartiere, ed era presieduto dal console. Il libero
ordinamento del Comune di Gordona così articolato e regolato dalla
consuetudine, dagli statuti di Chiavenna e dai propri ordini comunali, doveva
integrarsi tanto con l'organizzazione politico-amministrativa del contado di
Chiavenna nell'autonoma espressione delle proprie funzioni, quanto con la
superiore autorità del governo grigione nel contado stesso. Bisogna
comunque sottolineare che le funzioni esercitate dal governo grigione nel
contado erano eminentemente quelle di controllo e di amministrazione della
giustizia, e quindi non si sovrapponevano alla libera organizzazione
democratica del contado e delle singole comunità. Nel 1797
la rivolta contro i Grigioni a favore dell'unione della valle alla Repubblica
Cisalpina provocò accesi contrasti, e a Gordona, i fautori della Cisalpina,
arrivati appositamente da Chiavenna per arringare la folla, vennero scacciati
dalla popolazione locale a bastonate. Successivamente i contrasti vennero
appianati, ma in ogni caso, il decreto di Passariano di Napoleone Bonaparte
che ordinava definitivamente l'unione incondizionata di Valtellina e
Valchiavenna alla Cisalpina, pose fine ad ogni possibile discussione. Successivamente
la storia di Gordona seguì le sorti della valle unita nel 1815 al Regno
Lombardo-Veneto; nel 1848 contribuì con la vicina Chiavenna alla rivolta
contro gli austriaci nella prima guerra di indipendenza. Nel 1860 con
l'unione al neonato Regno d'Italia, Gordona seguì le tappe della storia
italiana. L'economia
del paese è sempre stata di tipo agricolo, basata sul lavoro agro-pastorale
svolto nel contesto della famiglia contadina. A partire
dai secoli XVII e XVIII Gordona, come tutta la Valtellina e la Valchiavenna,
è stata interessata dal fenomeno dell'emigrazione: di particolare rilevanza,
per il nostro paese, l'emigrazione a Napoli e Palermo, sia per i riflessi
sociali da essa determinati, che per la ricchezza di donazioni degli
emigranti (che costituirono la Società Benefattori Napoletani), nei confronti
del paese natio. Frequenti, dall'età
napoleonica fino alla seconda guerra mondiale, gli scambi commerciali con la
vicina Confederazione Elvetica, che rappresentavano un'alternativa, in
montagna, al duro lavoro della terra ed all'emigrazione. Oggi il
territorio montano del comune è stato valorizzato con la realizzazione di una
strada carrozzabile che collega il paese alla Val Bodengo. Il paese
poi, si è notevolmente ampliato rispetto al nucleo originario, diventando il
luogo idoneo per l'insediamento di importanti aziende a carattere artigianale
ed industriale, concentrate per lo più nell'area industriale ubicata a sud di
Gordona, nella parte pianeggiante. |