COMUNE    DI    GORDONA

Provincia  di  Sondrio

 

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PROGETTO ESECUTIVO

OPERE DI CONSOLIDAMENTO DELLA TORRE DI SEGNAME

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RELAZIONE  TECNICA

 

PROFILO STORICO

 

E’ stato scritto - valorizzare la storia delle nostre valli per dare un senso all’agire quotidiano e una prospettiva al futuro.

Abbiamo imparato - l’educazione tramite l’arte si dimostra sempre più necessaria, e la principale opera d’arte su cui l’educazione umana dovrebbe basarsi è il luogo che ci conferisce la nostra identità, solo quando comprenderemo i nostri luoghi saremo in grado di partecipare creativamente e di contribuire alla loro storia.

Basterebbero queste frasi per giustificare, comprendere e condividere il progetto dell’Amministrazione del Comune di Gordona di conservare le millenarie mura della Torre di Segname.

Lo spirito del luogo, lo spirito della gente del luogo, forse la stessa energia, sicuramente lo stesso carattere.

Giunti ai piedi della Torre, paradossalmente, è più facile riconoscersi nel carattere essenziale delle sue pietre, che non nella disordinata urbanizzazione del piano della Valchiavenna. Disordine cresciuto col venir meno del rapporto della gente con la propria cultura, con la propria essenza.

Crediamo nell’intento dell’Amministrazione di far riappropriare la gente di un valore importante per espressività e rappresentatività.

Il profilo storico della Torre assume per questi aspetti molta importanza, sarà quindi associata al progetto definitivo una ricerca storica approfondita.

Prima di redigere il progetto ci siamo documentati presso le biblioteche locali e presso la biblioteca della Soprintendenza di Milano, abbiamo chiesto informazioni agli storici locali. Le nozioni raccolte fino ad ora sono di seguito riportate.

Per secoli, in qualche caso anche prima dell’anno Mille, castelli e torri hanno dominato il paesaggio valtellinese e valchiavennasco: erano in così gran numero che quasi non c’era paese o piccolo borgo che non avesse il suo castello o la sua torre, di solito sui fianchi della montagna, in posizioni protette e più facili a difendersi.

La maggior parte di queste costruzioni, nel corso dei secoli, ha subito gravi devastazioni; altre sono state irrimediabilmente danneggiare e rese inservibili all’inizio del’500, dopo la conquista delle vallate valtellinesi e valchiavennasche da parte dei Grigioni; altre, infine, sono riuscite a resistere ed arrivare fino a noi, pur con acciacchi e degradi d’ogni genere.

I castelli superstiti, le torri isolate di avvistamento e di segnalazione, ed anche le rovine raccontano e quasi simboleggiano le vicende storiche di queste valli, prive nel Medio Evo di vere città (a parte Sondrio e Chiavenna), divise in feudi dominati da casate nobili investiti dall’arcivescovo di Milano, dal vescovo di Como o, in misura minore dal vescovo di Coira; qualcuna anche dall’Impero e dai duchi di Milano. Nelle due valli le fortificazioni dei centri importanti erano state costruite ed erano presidiate dallo Stato (i Visconti, gli Sforza, la Spagna, i Grigioni) o dai grandi Comuni, e così pure le torri di segnalazione.

Fino al’500 la Valtellina e la Valchiavenna era gravitato nell’orbita del ducato di Milano, e per lo più n’aveva condivise le sorti, perciò la rete dei castelli, delle difese e delle torri avevano avuto scopi strategici e tattici con orientamento contro possibili invasioni dal nord. Ma, staccatesi le due Valli dal Milanese e passate, dopo alterne vicende, alle dipendenze dei grigioni, tutto il sistema fortificato sarebbe dovuto essere modificato. Ma il dominio grigione preferì demolire i castelli, mozzare le torri, smantellare quasi tutte le difese.

Perciò nella Valtellina e nella Valchiavenna il patrimonio di torri e di castelli è molto depauperato rispetto a quello originario.

Per quanto riguarda le torri di segnalazione e d’avvistamento, il sistema di segnalazioni era molto ben organizzato e permetteva, in caso d’emergenza, una buona preparazione e una sollecita difesa, rendendo i castelli quasi inespugnabili, almeno come sistema di difesa organizzata su punti fissi strategici, interdipendenti ed intercomunicanti.

La scarsità delle segnalazioni ed il mancato funzionamento dei piani sistematici e coordinati della difesa dei castelli avrebbero potuto essere fatali.

Nelle torri isolate di vedetta le porte si aprivano non a livello del suolo ma all’altezza di 3-4 metri; vi si entrava mediante scale a pioli che potevano essere ritirate facilmente in caso d’allarme. Nelle torri e nelle mura si aprivano feritoie, da principio per il lancio di frecce e pietre, poi per lo sparo delle armi da fuoco; talora c’erano pure delle caditoie dalle quali erano gettate sugli assalitori acqua bollente e pietre.

I fortilizi e le torri della Valtellina e Valchiavenna, come di tutte le valli alpine, sorsero su rupi o su dossi elevati, in località strategicamente importanti, per la difesa di città o di borgate, ovvero per lo sbarramento di luoghi di confine, di ponti, di strade di notevole rilevanza. La loro ubicazione nel paesaggio è sempre felice: dovendo “dominare”, si ergono in posizioni eminenti, sicché costituiscono ancor oggi un elemento notevole per il fascino storico e artistico dell’ambiente.

 

LA TORRE DI SEGNAME

 

Nei secoli IX e X per difesa contro le invasioni, s’innalzarono torri di segnalazione: a quest’ufficio appunto adempiva la torre denominata Torre del Segname o di Panperduto.

Unica conservata della Valchiavenna (n’esistevano a Cigolino, Montespluga e Berlinghera), e quindi preziosissima, la torre sorge all’estremità meridionale della cresta di un promontorio (652 m.s.l.m.) della media valle il quale possiede forma allungata, pressoché parallela alla valle, in territorio del comune di Gordona.

Costituiva un eccellente luogo d’osservazione dell’intera vallata e questo fa pensare che la torre formasse un caposaldo di primaria importanza anche quando la valle era disseminata d’altri fortilizi.

La sua funzione, vista l’ampia panoramica del promontorio, era quella di segnalare passaggi di soldati o popolazioni migranti che dai valichi alpini si dirigevano verso la pianura: la nostra valle era infatti una specie di corridoio per genti ed eserciti più o meno bellicosi che vi transitavano. Se per la sua natura la provincia di Sondrio gravitò verso la valle padana, intensi furono però i rapporti anche in direzione contraria. Posta infatti al confine tra la regione italica con l’area germanica, essa possiede alcuni dei più importanti valichi della catena alpina, già noti agli antichi che se ne valsero per le comunicazioni con i paesi d’oltralpe. La storia delle nostre valli è legata in gran parte all’importanza delle loro strade: storia pacifica di traffici e commerci, ma anche storia militare di rilievo europeo per l’importanza strategica che esse assunsero in alcuni momenti cruciali. Assai importante era la strada dello Spluga, per i traffici verso il centro Europa e naturale prosecuzione della strada del passo S. Marco (strada Priula) dalla quale, attraverso il passo orobico, giungevano a Morbegno i convogli della Serenissima, per poi proseguire, attraverso la Valchiavenna e lo Spluga, verso i paesi di destinazione. Altri convogli prendevano la strada del Settimo, sempre in Valchiavenna.

La ragione per cui la Torre del Segname non è stata distrutta, oltre certamente alla fatica necessaria per raggiungerla, è da attribuire anche al prezioso servizio che essa poteva svolgere per chiunque governasse la valle, a prescinde del prevalere dell’una o dell’altra parte in guerra. Servizio che si deve intendere puramente in termini di vedetta e di segnalazione, a questo riguardo anzi la torre può porsi quale esemplare fra i più tipi dell’intera regione Lombardia.

 

ANALISI GEOMETRICA, MATERICA

 

Il suo aspetto, che non c’incanta con la forma, ma con l’evocazione storica, di potenza, di civiltà, di dramma.

L’architettura della TORRE di identifica con la struttura, è una costruzione portata all’essenziale, requisito che implica come condizione la funzionalità assoluta, rigorosa ed interpretata.

Questa sua essenzialità, è caratteristica tipica nella nostra architettura spontanea: Panperduto assume quindi anche un aspetto di rappresentatività di quei tanti crotti e cassine presenti ma invisibili nei boschi della Valle.

L’espressività che caratterizza la costruzione, con le sue pietre ripetute, quasi a simboleggiare l’onore al lavoro, ricordano la scritta presente su di una capellina posta lungo un ripido sentiero di montagna, “Dio conta i nostri passi”.

L’illusione di un’architettura più naturale che tecnica, facilita la comprensione popolare, e genera un dialogo poetico con chi, riconoscendola, la tocca: storia delle pietre nella storia.

La Torre di Segname è emozionante per drammaticità.

La torre ha una pianta quadrilatera irregolare, 2.54 x 2.16 x 2.40 x 2.17 m. e poggia direttamente sulla viva roccia del promontorio; la struttura muraria è in pietra a vista, grossolanamente squadrata, legata con malta di calce, disposta a corsi orizzontali d’altezza tendenzialmente costante. La tecnica costruttiva della muratura è quella a sacco, perciò si può facilmente notare, soprattutto laddove il degrado è in stato di notevole avanzamento, le due murature (esterna ed interna) e il relativo riempimento con malta di calce e pietrisco. Lo spesso dei muri perimetrali è così di rilevante dimensioni: cm 110 per il lato nord e di cm 96 per gli altri tre lati.

Il fronte nord, che ha un’altezza di circa m. 9.5 è quello più integro e complessivamente più conservato anche se alla base presenta una breccia effettuata all’inizio del 900 con metodi esplosivi al fine di consentire l’accesso alla torre. Non si comprende dove si trovasse l’ingresso originario, né si scorgono altre aperture di sorta, ma solo piccole feritorie; probabilmente l’ingresso alla torre veniva dall’alto attraverso una scala a pioli posta all’esterno, detraibile.

Lo spigolo nord-ovest presenta all’esterno un notevole sganciamento di circa 30 cm che si estende per una lunghezza di circa 5 metri; il collassamento del paramento murario esterno fa presagire un crollo eminente, con gravi conseguenze anche per il resto della torre. Questo tipo di dissesto non è di data remota ma risale ad una decina d’anni fa (com’è documentato dalle fotografie) e da allora è sempre andato peggiorando fino alla situazione ormai limite dei giorni nostri. Già in precedenza è stato fatto un primo provvisorio intervento da parte del comune per tentare di fermare l’avanzamento del degrado attraverso una cinturazione co0n filo di ferro dell’intero spigolo; il fenomeno è stato per il momento arginato, ma occorre a questo punto un intervento definitivo per risolvere il problema e riportare l’angolo nord-ovest alla sua forma originale.

Altri tipi di dissesto riscontrati sono l’espulsione puntuale d’alcune pietre e non solo quelle angolari, erosione della calce, assenza d’appoggi: tutto ciò ha portato alla formazione di varie fessure, più o meno ampie e quindi pericolose, localizzate un po’ ovunque su tutti i fronti.

Nella parte sud-est si costata l’assenza dell’intero spigolo nella parte superiore per circa 4 metri (in pratica quasi metà dell’altezza della torre); il profilo superiore della torre è fortemente degradato e d’altezza variabile in conseguenza delle parti mancanti.

Qui si nota molto bene la struttura a sacco della muratura: in certi punti (lato est e ovest) si conserva un solo paramento murario (in questo caso quello esterno), privo di supporto quindi pericolante.

Il continuo crollo di materiale ha ridotto l’altezza della muratura soprattutto nello spigolo sud-est con evidente interessamento di caduta materia agli altri lati. Il materiale mancante in parte si può recuperare, perché caduto all’interno della torre, ma la maggior parte, vista la localizzazione della torre, è precipitato ai piedi del promontorio per questo si può considerare perso.

Questo tipo di degrado in nessun modo arginato e ancora in essere allo stato attuale, ci ha consegnato una struttura notevolmente ridotta nelle sue forme originali: per evitare che la situazione peggiori occorrono interventi di restauro definitivi perché se tale degrado dovesse proseguire con il ritmo degli ultimi anni ci troveremmo davanti “un mesto mozzicone di qualche metro d’altezza, abbarbicato alla sommità dello sperone roccioso che finora l’ha ospitata”.

 

RITERI INFORMATORI DEL PROGETTO

 

La filosofia del restauro proposto è quella di conservare quanto più possibile ciò che c’è stato tramandato, permettere che il vecchio viva pienamente nell’ambiente attuale, evitando quelle manomissioni e gli stravolgimenti sistematici in nome di un “nuovo” che troppo spesso ha i caratteri dell’improvvisazione e della superficialità, consapevoli anche che la materia, in quanto elemento fisico, è in grado di narrare eventi sempre diversi, in funzione delle capacità di decifrazione dell’ascoltatore con il quale entra in rapporto.

Il recupero in ogni modo significa rispettare anche altre regole che non sono solo quelle della conservazione: da una parte vanno attuati i modi per l’arresto del degrado e il recupero dell’esistente, dall’altro vanno realizzate le opere d’adeguamento per la nuova destinazione o per lo meno per la fruibilità della costruzione.

La testimonianza, il lacerto, il documento devono rimanere tali, perché, finché lo sono, esiste la possibilità di una loro comprensione, di un’interpretazione, di un loro ascolto; diversamente, il documento rimane muto, indisponibile. Ma è anche vero che la riproduzione di un originale non va oltre la propria immagine.

In definitiva il progetto di recupero della Torre di Segname che è proposto vuole essere una ricerca di quel limite a cui tendere nell’attività di restauro, limite che, come detto all’inizio, è quello di conservare quanto più possibile ciò che c’è stato tramandato. E’ una legittima aspettativa, è, forse, il modo più corretto di rapportarci con il passato, perché in futuro, altri abbiano ancora la possibilità di una lettura, magari diversa, del medesimo manufatto.

 

PROPOSTA DI INTERVENTO

 

Gli interventi proposti interessano due aspetti fondamentali del restauro: il primo mirato alla conservazione fisica della torre, e quindi strutturale, il secondo riguarda l’aspetto morfologico e architettonico. Esiste infine anche un terzo aspetto che interessa il campo della fruibilità.

A proposito del primo punto, si tratta di forme di degrado che hanno caratterizzato le murature lasciate esposte senza difese alle ingiurie del tempo; i processi d’alterazione sono identificabili e riconducibili ad infiltrazioni d’acqua, anche per azione del vento, che hanno lesionato la staticità del muro con relative fessurazioni, sganciamenti, espulsioni e a volte anche crolli di materiale.

E’ quindi necessario raggiungere la sicurezza strutturale della costruzione in modo da ristabilire l’equilibrio ed evitare altri eventuali crolli.

In questo modo si è “congelata” la torre, fermato i processi di dissesto e ripristinato le parti degradate: ora ci appare così come c’è giunta, con tutti i segni dei suoi quasi mille anni.

Per quanto riguarda l’aspetto morfologico e architettonico si è deciso di ricostruire, ovviamente per le parti mancanti, il muro interno fino alla quota di mt. 7.30 (dalla quota di riferimento 0.00), altezza dettata dal fronte nord che è quello meno degradato e che quindi indica con più precisione l’altezza originaria della torre. Il muro, costituito da blocchi di pietra in granito, squadrati e lavorati a mano, posati con corsi orizzontali e a muratura quasi a secco, di spessore di 50 cm., sarà realizzato perfettamente a piombo con il muro interno. La scelta materia, da verificare in corso d’opera, scaturisce dalla necessità di evidenziare l’esistente, considerato come documento del passato, e il nuovo, che vuole essere non una semplice aggiunta ma un altro elemento di testimonianza per il futuro, un elemento che racchiude in sé la cultura locale della lavorazione della pietra; un altro pezzo di storia della torre d’oggi che è letta domani.

Si è scelto anche l’utilizzo del granito di S. Fedelino perché è il motivo di tutto l’antico percorso storico della Via Francisca, percorso nel quale rientra la Torre di Segname, dal granito del tempietto di S. Fedelino al granito del Santuario di Gallivaggio, passando per la Chiesa dell’Archetto di S. Giovanni e dalla chiesa di Cesura.

Dall’interno della struttura si ha dunque la possibilità di leggere nuovamente la forma della torre in tutta la sua altezza (una canna muraria aperta alla sommità) e nello stesso tempo cogliere il distacco della parte originaria da quella ricostruita.

Dall’esterno invece è possibile cogliere il messaggio del degrado della torre così come c’è stata consegnata dalla storia, con le sue pietre magistralmente murate da mani esperte, i muri non più eretti completamente; tutto quello che ci testimoniano e ci raccontano i suoi mille anni è ancora percepibile.

Il profilo esterno delle mura originali è inoltre evidenziato dalla differenza di spessore del muro nuovo: mentre all’interno il nuovo è costruito a filo del vecchio, all’esterno si crea un gradino di circa 50 cm che segna il passaggio dal vecchio al nuovo, la parte che ci ha raccontato da quella che ci racconterà la nuova storia. In prossimità del gradino che si viene a formare per la costruzione del muro nuovo che ha spessore minore (50 cm) rispetto a quello vecchio (100 cm), è posta e modellata una scossalina di piombo sempre con lo scopo di evitare l’ingresso all’acqua piovana.

Sulla sommità perimetrale è posta una copertina di pietra in granito di S. Fedelino, per evitare che l’acqua piovana penetri nella muratura a sacco e dia origine a quel fenomeno di sfaldamento che ha provocato il distacco e la caduta delle pietre.

Il terzo aspetto dell’intervento in oggetto riguarda la fruibilità della Torre.

La fruibilità intesa in due aspetti: il percorso, la sua posizione in cima ha uno sperone roccioso, e la possibilità di entrare all’interno della Torre, restituendole il compito di sentinella.

E’ possibile entrare alla torre dalla Frazione di S. Pietro oppure da Gordona.

Entrambi i percorsi non presentano particolari difficoltà, richiedono invece interventi di messa in sicurezza nei punti dove il percorso affianca il torrente Boggia e migliorare la scalinata esistente lungo il percorso che porta a S. Pietro.

Ora chi vuole percorrere l’anello Gordona, percorso storico di fondovalle, torre di Segname, Avert di Segname, Gordona, deve entrare nella frazione di S. Pietro, questo comporta un percorso lungo e sovrapposto alla viabilità ordinaria. In accordo con gli intenti dalla Comunità Montana riteniamo necessario un collegamento tra il percorso storico e la salita alla Torre in località Cesura o di Casletto.

Al fine di migliorare la fruibilità della torre è necessario realizzare lungo il pendio ad est della torre una protezione, per impedire alle persone l’accesso al dirupo.

Ultimi aspetti al fine di migliorare la fruibilità della torre sono il posizionamento di un’inferriata al pertugio sul fronte nord e il posizionamento all’interno della torre di una scala con relativo ballatoio. L’inferriata realizzata in ferro battuto, piatti per gli elementi orizzontali, quadri per gli elementi verticali, ha forma tonda e concava verso l’esterno, vuole stimolare l’osservatore sul buco, e tutela l’accesso alla Torre.

Per quanto concerne la scala, capace di superare i circa otto metri di dislivello in uno spazio in pianta di poco superiore ai due metri per due, è in deroga ai regolamenti classici in materia di sicurezza, ma adeguata a soddisfare l’esigenza di fruibilità da parte di persone capaci di raggiungerla.

Il progetto prevede la possibilità di illuminare la Torre durante le prime ore serali.

L’impianto d’illuminazione si compone di tre proiettori che, posti ai piedi dei fronti della Torre, la rendono visibile dall’intera Valle. L’alimentazione dei proiettori è fornita da un sistema fotovoltaico a pannelli solari e relativi accumulatori d’energia.

 

RELAZIONE TECNICA SULL’INTERVENTO STRUTTURALE.

 

ANALISI DEL PROBLEMA

 

La Torre del Segname è collocata in una posizione particolarmente esposta agli agenti atmosferici. Chiaro segno ne sono le situazioni di degrado presenti ovunque sulla superficie del paramento esterno della torre; degradi che in più occasioni hanno dato origine a situazioni di dissesto coinvolgendo aree più o meno ampie.

Considerate le dimensioni tutto sommato contenute del manufatto, soprattutto in considerazione del notevole spessore dei muri, si ha ragione di ritenere che non vi siano state inizialmente condizioni di carico in esercizio particolarmente gravose per le murature, o tali in ogni caso da innescare situazioni di dissesto. Viceversa, appare plausibile che l’attuale precarietà statica del monumento sia una conseguenza dei processi erosivi dei fenomeni atmosferici.

La muratura di cui si compone la torre è realizzata con la tecnica cosiddetta “a sacco”, peraltro usuale per murature di grosso spessore. Si individuano infatti (vd. Foto N. 10) un paramento esterno e un interno realizzato con blocchi di pietra di varie pezzature, d’ottima esecuzione e di buona regolarità; all’interno dei quali e compenetrato con loro si trova uno strato di materiale lapideo più scadente, irregolare per forma e dimensione, il tutto legato da grandi quantità di malta di calce.

E’ facile osservare (vd. Foto N. 4) come l’azione dilavante delle acque meteoriche, unita all’azione del vento particolarmente intenso che spira in quella zona, abbia causato l’asportazione della malta legante tra un blocco e l’altro della muratura. Per alcune zone il fenomeno si limita a qualche centimetro di profondità, in altre lo strato di malta è stato asportato per tutta la superficie di contatto di due blocchi adiacenti.

Ciò è particolarmente manifesto per il paramento esterno; all’interno la struttura muraria meglio conservata.

Anche interventi recenti volti a ripristinare localmente in più punti lo stato di malta tra un elemento e l’altro del paramento, sono stati vanificati dal fenomeno sopra descritto.

Per gli stessi motivi anche l’appoggio della muratura sulla roccia sottostante è fortemente compromesso: in più parti la malta d’allettamento utilizzata per impostare il paramento esterno è stata totalmente consumata (vd. Foto N. 10) e l’impossibilità di una corretta trasmissione dei carichi in fondazione ha causato evidenti fessurazioni.

Anche il gran cedimento, al limite del crollo dello spigolo nord-ovest appare riconducibile allo stesso meccanismo di dissesto-degrado.

 

METODOLOGIE D’INTERVENTO CONSERVATIVO

 

L’intervento si propone di ovviare alle mancanze strutturali attualmente in essere mediante tecniche specialistiche in grado di garantire la necessaria sicurezza del manufatto, nel pieno rispetto delle tecniche costruttive e delle proprietà dei materiali.

In particolare si ravvisano le seguenti tipologie di dissesto:

a)      erosione parziale o totale dei corsi di malta tra le pietre del paramento esterno

b)      dissesti localizzati (espulsione di un singolo blocco di pietra, ecc.)

c)      fessurazioni

d)      erosione parziale o totale della malta d’allettamento per l’imposta del paramento murario sulla roccia

e)      collassi, talvolta anche d’ampie dimensioni, del paramento esterno della muratura

f)        Erosione della porzione centrale di muro con conseguente formazione di cavità

 

In accordo con le linee guida discusse e condivise con la Sovrintendenza, nella persona dell’arch. Corrieri, con riferimento alle tipologie appena esposte, si sono individuati e seguenti interventi:

a)      ripristino della malta tra i conci per tutta la superficie esposta mediante stilatura con materiale scelto sulla base delle analisi condotte sulla malta esistente

b)      riposizionamento della parti espulse nella posizione originaria, successivo intasamento d’eventuali cavità e ripristino dei corsi di malta

c)      cucitura delle lesioni mediante perforazioni (eseguite con trapani a sola rotazione) armate con barre d’acciaio inox d’opportuno diametro

d)      ripristino dell’appoggio in fondazione mediante l’utilizzo di malte specifiche e solidarizzazione dell’ammasso murario con la roccia sottostante mediante inghisaggio di barre d’acciaio inox

e)      ripristino delle parti murarie collassate con la tecnica cosiddetta “cuci e scuci” utilizzando le medesime pietre reperite sul posto

f)        bonifica delle cavità mediante riempimento con malte specifiche iniettate a pressione controllata

 

REALIZZAZIONE DELLA NUOVA MURATURA

 

Nella realizzazione della nuova muratura si dovrà prestare particolare attenzione all’ammortamento con quell’esistente, ricorrendo, qualora la situazione lo renda indispensabile, a spinotti d’acciaio inox che garantiscano il collegamento.

In prossimità della quota d’innesto della nuova muratura è disposto un incatenamento perimetrale all’interno della muratura esistente a scopo d’irrigidimento.

 

REALIZZAZIONE DELLA SCALA INTERNA

 

Volendo proporre un utilizzo della Torre come punto d’osservazione, si ha la necessità di realizzare una scala che consenta di raggiungerne la sommità.

La scala ha uno sviluppo di tre rampe a girare, con interposti piani d’interruzione. Si compone d’elementi metallici verniciati a smalto ferromicaceo finitura trasparente opaca colore grigio chiaro a grana grossa, assicurando in tal modo un’ottima protezione anticorrosiva del materiale, già in precedenza trattato a zincatura a caldo.

 

 

 

 

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